... E' una forma meno invalidante del disturbo bipolare ed è caratterizzata da periodi alternanti di depressione e di ipomania. Ci sono dei periodi di normalità in cui l'umore è stabile, che non durano però per più di due mesi.Il ciclotimico soffre l'alternarsi di periodi di iperattività, creatività e spirito di iniziativa, con periodi di apatia, lentezza di riflessi e difficoltà nella concentrazione.Nelle fasi di ipomania si intraprendono progetti anche grandiosi affrontati con entusiasmo per poi essere abbandonati appena sopraggiunge la fase depressiva. Tuttavia la ciclotomia non è mai così grave da compromettere la vita sociale e lavorativa dell'individuo.

lunedì 16 novembre 2009

Veronika doveva morire

Paulo Coelho non è tra i miei autori preferiti ma ho letto comunque qualcosa di lui. Non è che sia malaccio, ma per i miei gusti è così tanto ottimista da non risultare verosimile. Acquistando un libro di Coelho sappiamo che al suo interno non ci saranno mostri e fantasmi, non quelli "Kinghiani" almeno, pur rimanendo un romanzo, quindi, sappiamo a priori che tutto lo sviluppo della trama sarà abbastanza reale, non tanto lontana dai fatti che leggiamo sui giornali o che la TV alla "De Filippi" ci propina. Tuttavia nei (soli) tre romanzi che ho letto il finale era abbastanza stridente con i fatti narrati, troppo rose e fiori. In un romanzo di Coelho, il piccolo Samuele Lorenzi non sarebbe morto, ma soltanto addormentato così come Chiara Poggi che magari nelle ultime pagine verrebbe svegliata, tra lo stupore generale, proprio da un romantico bacio del fidanzato/indiziato Alberto Stasi. Io sono del parere che le cose quando vanno male, la maggior parte delle volte finiscono male. Si capisce subito dalla piega che stanno prendendo i fatti.
Nel suo romanzo "Veronika decide di morire" Coelho racconta di una giovane slovena che leggendo un articolo su un giornale che raccontava dell'attesa tra i giovani per l'uscita sul mercato di un nuovo videogame (se non ricordo male), si rende conto che questo è un mondo malato e privo di valori e prende la saggia decisione di uccidersi con una overdose di barbiturici. Purtroppo per lei, si risveglia in una ospedale/casa di cura dove le viene comunicato che per il suo gesto, il suo cuore ha subito dei danni irreparabili e che quindi le rimangono solo pochi giorni di vita. Li dentro conosce gente che viene considerata "matta" dal mondo esterno ma che invece hanno una ricchezza interiore non indifferente e con loro lega molto. Addirittura si innamora di un ragazzo ricoverato e proprio ora che ha trovato amici ed amore in delle persone semplici si rende conto di avere la morte che incombe su di lei e si pente del gesto compiuto quando è ormai troppo tardi. Ma guarda un po', colpo di scena, i medici avevano scambiato le cartelle (oddio, questo in effetti è verosimile) e non è lei quella destinata a morire (questa cosa mi ricorda molto "Fantozzi in paradiso") e quindi potrà continuare a godere di quella felicità improvvisa ed inaspettata, a godere dell'amore, dell'amicizia e soprattutto della vita.

Veronika sarebbe dovuta invece morire, perchè di solito funziona che quando vorresti che tutto va bene, tutto va invece male. Di solito quando finalmente hai trovato qualcosa di piacevole e stai bene arriverà qualcosa a rovinarti tutto. I dottori nel romanzo, avrebbero dovuto sbagliare al contrario. Avrebbero dovuto dire a Veronika che tutto era a posto, che il suo cuore non aveva subito danni. Veronika avrebbe quindi conosciuto quegli amici speciali, avrebbe conosciuto l'amore e non avrebbe visto l'ora di uscire finalmente dalla clinica. Si sarebbe sentita fortunatissima, avrebbe pensato che finalmente le cose stavano cominciando ad andar dritte e avrebbe ripudiato quel suo tentato suicidio. Ma poi, come un fulmine a ciel sereno, sarebbe entrato un dottorino a testa bassa per comunicarle che c'era stato un madornale errore e che la sua vita sarebbe stata destinata a spegnersi nel giro di poche ore ormai.

Solo allora Veronika avrebbe capito che quella sensazione al petto non erano emozione, felicità ed amore ma i prodromi di un infarto. Veronika avrebbe capito quante belle cose della vita le erano state negate da un "destino crudele". Avrebbe rimpianto quella sua azione, anche se, senza il tentato suicidio non sarebbe mai arrivata in clinica e non avrebbe mai conosciuto quella gente.

Insomma, spesso è così che funziona. Il colpo di scena è al contrario. Veronika almeno sarebbe morta di li a poco ma il più delle volte si continua a vivere in privazione ma concretamente consapevoli di quello che non si ha. Sarebbe stato ben peggio per Veronika se fossero morti tutti i suoi nuovi amici, compreso il suo nuovo amore. Se fossero morti, o allontanati o non più capaci di rapportarsi così come quando li aveva conosciuti ed apprezzati.

Il fatto che Veronika ne sia venuta fuori pulita, felice ed amata è solo un'altra buonista ed ottimistica distorsione della vita reale.

mercoledì 11 novembre 2009

Una Gag che fa cagare, ti da modo di pensare!

Mi sono sempre chiesto se in un sogno la paura si prova per quello che la visione onirica ci offre oppure se si prova perchè è il sogno ce la impone. Propendo per la seconda ipotesi. Mi è capitato spesso di sognare mostri, diavoli, fantasmi e non aver provato paura ma essere terrorizzato in altri sogni da insetti o da semplici alberi. Dunque non è cosa vedo a spaventarmi in sogno, ma da come il sogno sia stato, in un certo senso, "programmato". Forse l'elaborazione visiva onirica più ovvia di ansia, preoccupazione e stress dovrebbe essere stereotipata in fantasmi, zombie, assassini, pazzi e Topo Gigio, ma qualche volta qualcosa non va e a simboleggiare tutto questo è invece, ad esempio, una pietra. La pietra non fa paura a nessuno, a meno che non ci sia scagliata addosso durante una lapidazione, eppure nel sogno, proprio perchè significante strambo di qualcosa che poteva essere meglio rappresentato, ci terrorizza. Difficile che un pittore rappresenti l'inverno con un prato fiorito insomma.

Questa notte ho avuto la stramba conferma di quanto ne penso a proposito.

Il sogno era ambientato in camera mia.
Un ragazzo alla finestra al secondo piano del mio palazzo era con ogni evidenza follemente innamorato di una ragazza anche lei affacciata alla finestra del palazzo di fronte (maledetto Giacobbo ed il suo Voyager per aver lunedì dedicato un servizio a Shakespeare). Si sentiva la voce del ragazzo anche se non lo si vedeva più, era rientrato. Raccontava ai suoi familiari di quanto fosse bella quella ragazza di fronte, che nel frattempo era a sua volta rientrata in casa, sostituita da sua nonna, una anziana obesa intenta a stendere i panni. Qualcuno, forse lo zio, con un improbabile accento napoletano che adesso non saprei scrivere dice: "Vediamola questa bellissima ragazza" e affacciandosi vede invece la nonnona.
"Oh Marunna, ma questa è una cicciona!" (mi scusino i partenopei) esclama lo zio e ritirandosi in casa.
Ora, la Gag, la delusione dello zio, il malinteso mi fecero talmente ridere che dovetti necessariamente raccontare l'accaduto ai miei famigliari che apprezzarono e ne risero anche loro. Subito dopo aver dato sollazzo anche ai miei, mi sono svegliato e dapprincipio la gag mi faceva ridere sul serio, ho pensato che l'avrei dovuta inserire in uno dei miei racconti, che sarebbe stata bene in un telefilm, di quelli che guardi quando hai la febbre e sei a casa non potendo andare al lavoro. Poi, poco a poco, diventavo sempre più lucido e la gag sempre peggiore. In primo luogo un napoletano non avrebbe detto "Cicciona" ma qualcosa come "Chiattona". Forse con "Chiattona" avrebbe potuto funzionare, ma i secondi passavano ed io ero sempre più sveglio. Meno di un minuto dopo provavo vergogna di me stesso per aver solo pensato che quella roba potesse essere divertente. Era solo che nel copione di quel sogno era previsto che si ridesse, mi avrebbe fatto ridere qualunque cosa, se fosse stato in programma.

Alla fine, però, la GAG l'ho davvero raccontata. Questo lancia un ombra inquietante sulla mia già complicata psiche.



domenica 1 novembre 2009

Pingping Lovers

A me sta sulle palle. Ma non per quello che ha, poveraccio. E' che secondo me è DAVVERO un "dito". Tra l'altro lo stare a cavallo sulle gambe di svariate donne che lo trattano come se avesse un paio d'anni, non fa che accrescere la sua, immagino, già provata frustrazione sessuale.

Con
nanismo primordiale l'individuo ha un organismo molto sottodimensionato rispetto alla norma. La malattia può essere diagnosticata già durante lo sviluppo del feto si intende una forma di nanismo in cui già dal concepimento; nonostante ciò, la rarità di questa malattia fa sì che spesso non venga correttamente diagnosticata, venendo scambiata per disfunzioni legate al metabolismo o dovute a una nutrizione scorretta. Non è ancora noto quale sia il fattore scatenante della malattia, per cui non esistono cure; a differenza di altre tipologie di nanismo questa non può essere curata con la somministrazione di somatotropina (ormone della crescita), dato che non dipende da alterazioni delle ghiandole che secernono quest'ormone.

Tra le varie forme di nanismo, le cinque sotto-categorie di nanismo primordiale sono quelle considerate più gravi; fortunatamente sono anche estremamente rare, dato che si calcola esistano al mondo solo 100 persone che ne soffrono. L'aspettativa media di vita è di circa 30 anni.

(Fonte: Wikipedia)

Ora, questo He Pingping è nato nel 1988, questo vuol dire che vorreste spupazzarvi un ingenuo bambino di 21 anni e che se tutto va bene potreste farlo ancora per soli nove anni. A questo punto converrebbe che voi donne spupazziate me, tanto sono più alto di soli 93 centimetri e credo d'avere una aspettativa di vita maggiore. Per di più non ho alcuna intenzione d'aggrapparmi qualunque sporgenza abbia Barbara D'Urso.


venerdì 30 ottobre 2009

La pubblicità è l'anima ...de li meglio mortacci tua

A te che passi per la via(virtuale), va un doveroso avvertimento prima che inizi a leggere. Questo intervento ha con tutta probabilità un preambolo più lungo del pensiero che alla fine esprimerò, ma credo sia doveroso per far comprendere meglio quello che intendo. Orbene, se davvero ti va di sprecare del tempo prosegui nella lettura. Si comincia.

In uno dei blog linkati tra quelli amici, un giorno leggo un argomento che mi interessa e che più o meno condivido.
Si parlava metaforicamente di vivere in una ampolla, in un barattolo in mezzo al mare e di vedere che fuori c'è un mondo intero che ci aspetta. Allora si fa di tutto per uscirne, si lotta, ci si arrabatta e quando finalmente si è riusciti a togliere il tappo di quest'ampolla dall'interno, liberi di uscire finalmente, ci accorgiamo invece, che in realtà quel mare che avevamo visto in precedenza è anch'esso contenuto in una nuova ampolla, ancora più grande della prima. Le cose quindi vanno sempre peggio perchè siamo sempre isolati dal vero mondo esterno, ma in più ora siamo anche bagnati e siamo costretti a nuotare per rimanere in superficie. L'autore del blog quindi voleva far notare quanto sia difficile lottare per chi sia costretto a nascere in queste ampolle, quando ogni volta ti sembra di esserne fuori e invece ti cacci in guai sempre più grossi.
Il finale tuttavia lasciava trasparire una certa fiducia, un certo ottimismo ed infatti, la maggior parte dei commenti che sono arrivati erano di taglio positivo. Tranne il mio, ovvio. Io ho risposto che molto probabilmente già la pressione dell'acqua ci avrebbe impedito di aprire il tappo del primo barattolo, sottintendendo quanto sia frustrante quel tipo di vita. All'autore del post iniziale, l'intervento non è piaciuto. Mi spiace, io esprimevo solo un parere personale. Un daltonico ti dirà che la foglia è marrone, anche se in realtà è verde. Per la realtà del daltonico, checchè tu ne dica la foglia è marrone ed ha ragione.

Ora, dovete sapere, c'è un particolare in questo Blog amico.

L'iniziativa, la gestione, la scrittura è di fatto di una persona sola. La "proprietà" del blog è di una persona, anche se nello staff compare anche un'altro autore anche se di fatto non apporta mai modifiche e non propone mai argomenti di discussione. Un titolo Honoris Causa.

Saputo questo, sappiate anche che tra un commento e l'altro ne compare uno che in particolare mi ha colpito. Un utente del tutto in buona fede, volendo incoraggiare giustamente l'autore del post lo invita a non pensarci e lo rassicura dicendo che non esiste nessuna teca di vetro, nessun velo. Siamo tutti liberi ed uguali. Una visione opposta a quella mia, ma altrettanto valida. La cosa strana, tuttavia, è che questo utente in buona fede non ha rivolto il suo intervento all'autore materiale del post bensì al membro "ad honorem".
Questo piccolo infortunio mi ha fatto sorridere. E' stato per me un segno che alla fine invece magari teche, veli, tende più o meno opache esistono davvero e qualcuno di noi ne nasce coperto. Proprio un velo rinnegato dall'utente aveva nascosto il vero autore. Fine del preambolo.

Sono notoriamente ateo e quindi quando uso la parola destino faccio riferimento a qualcosa di ampio, ad una commistione di casualità, di alea e quindi a nulla che abbia a che fare con volontà divine, Karma et similia. Ritengo che qualcuno nasca senza dubbio più avvantaggiato di altri per uno, due, cento o mille aspetti differenti e di importanza differente. Qualcuno è dotato di carisma, altri un po meno. A me capita spesso di voler a tutti i costi presentare i miei migliori amici ad altri migliori amici. Questo perchè possano a vicenda apprezzarsi, mi piace quando gente alla quale sono molto legato riesce a legare. Faccio pubblicità, faccio il PR. Forse molta gente fa così per i più svariati motivi. Alcuni vorranno presentare il proprio capo, altri il proprio miglior dipendente. Taluni sentono la voglia di presentare il proprio partner, di spiegare agli altri che fortuna hanno avuto nell'incontrare gente così speciale che poi è entrata in qualche modo nella loro vita.

Vi lascio immaginare poi che grossa delusione c'è quando poi, questi migliori amici si amalgamano davvero e così bene da estrometterci dalle loro vite.

Ragazzi che si fregano la ragazza dell'amico.
Ragazze che rubano fidanzati.

Se ne vedono molte di situazioni assimilabili a questo, in giro. E tutto per colpa della pubblicità, della stima che si ha verso altre persone. Per via del loro carisma. Noi pubblicizziamo la nostra gioia, manifestiamo la contentezza e la soddisfazione di una conoscenza e poi questa conoscenza come un idrovora ci toglie quello di cui eravamo contenti. Non che lo faccia di proposito. Se uno ha carisma ce l'ha e basta, non può decidere con chi utilizzarlo e con chi no. Se avete un conoscente alla quale perdonate quasi tutto perchè lo ritenete in buona fede allora forse avete una mezza idea di quel che dico.

E qui il cerchio si chiude. I veli esistono, le ampolle anche. Alcune si possono svitare, altre no. Qualche velo è opaco, altri lasciano trapassare un po di luce. Non possiamo farci nulla a riguardo. Occhio a chi presentate le persone care. Siate egoisti ogni tanto, fatevi paranoie.

venerdì 16 ottobre 2009

Voltare Pagina

E' usuale fare ricorso a metafore letterarie per spiegare o gestire alcune fasi della vita.
Si parla di voltare pagina, mettere un punto, essere davanti ad un foglio bianco, si dice di "non averci capito un acca", di mettere i puntini sopra alle i. Si parla "tra virgolette", spesso mimandole piegando indice e medio delle mani alte davanti a noi, si parla per frasi fatte eccetera. Prendendomi una licenza vorrei quindi introdurre la metafora del "Genere Letterario".

Penso che la vita di qualcuno possa essere rappresentata come un libro. Un libro che come quasi tutti i libri sono di un preciso e ben identificato genere letterario.

Se la mia vita è un Horror, potrò voltare molte pagine ma la storia, l'ambiente, la tensione, i colpi di scena, le venture e le sventure saranno sempre quelle di un libro horror. Può darsi che a pagina 10 sia inseguito da uno Zombie e a pagina 11 io l'abbia seminato. A pagina 12 sono a casa a godermi la famiglia, senza sapere però che a pagina 13, lo Zombie entrerà dalla finestra, mi tormenterà ancora fino a pagina 19 e che alla 20 saremo tutti in salvo. Alti e bassi. Momenti positivi e negativi, ma in un contesto abbastanza difficile.

Se la mia vita fosse invece un libro di Danielle Steel potrò incontrare la donna sbagliata a pagina 20, soffrire fino a pagina 50 ma incontrare la persona giusta dalla 60 in poi. A pagina 100 mi colpirà un grave lutto ma a pagina 101 ci sarà già la mia compagna ad aiutarmi nelle difficoltà.

Fossi un libro di John Grisham affronterei difficoltà abnormi, mi prenderebbero a botte, rischierei la galera ma alla fine arriverei ad avere il mio gruzzoletto in banca.

Come ovvio esistono le buone vecchie raccolte di storie brevi. In questo caso voltare pagina potrebbe sul serio voler dire cambiare la propria vita ed il proprio destino, ma mi sembra altrettanto ovvio che tutti, più o meno ad una certa età sappiano in che libro sono nati.

Questa è solo una stupida e banale considerazione che non vuole aver niente a che fare con "il destino" e chi abbia il compito di scriverlo, tuttavia un terrestre scriverà il proprio destino, libero di agire sulla terra, un marziano scriverà il proprio destino, libero di agire come meglio crede su marte. Noi siamo liberi di agire nel nostro libro .... che avrà un preciso genere letterario. D'altronde siamo alti, bassi, grassi, magri, neri, bianchi, gialli, ricchi, poveri, belli, brutti e quant'altro ma bene o male sempre all'interno di insiemi di questo tipo dobbiamo vivere. Anche voltare pagina può non voler essere la soluzione definitiva.

venerdì 9 ottobre 2009

Snob

C'è un tizio che conosco, un mio amico, che fa un ragionamento, una riflessione su se stesso che anche se contorta, a pensarci bene, fila. Questo amico non è un bel pezzo di Marcantonio, tutt'altro, potrebbe esserne l'antitesi. Ritiene di non essere stupido, di essere una persona in grado di mantenere un dialogo e di avere idee proprie e di poterle all'occasione sostenere. Questo fa di lui uno snob. Evita volentieri quei soggetti che la saggezza popolare etichetta con la parola sempliciotti, e non lesina ironia nei confronti di chi, come lui del resto, non è proprio un divo di Hollywood, ma che oggettivamente però, ha avuto una sorte ben peggiore di lui.

Un giorno questo mio amico mi disse: " Hai presente questi gruppi di gente che si vede in giro? Questi un po simili tra loro e che si aggregano, dove magari all'interno si formano anche coppiette. Questi tutti un po scemotti e bruttini che a vederli in un cinema, o al bowling danno nell'occhio come se indossassero tutti la stessa divisa? Insomma, da un po ho notato che una di queste mi fissa con insistenza. No, di certo a me non piace, ma questo cosa vuol dire? Che sono uno di loro? Che starei bene con la loro divisa? Che dovrei forse rassegnarmi ed arrendermi ad un insoddisfacente compromesso piuttosto che arrancare nell'insoddisfacente nulla? "

Non ho saputo rispondergli.

mercoledì 23 settembre 2009

Telefilm anni '80

Accade che ieri sera io mi rechi con piacere presso il palasport per degli impegni presi. Essendo alto quanto Gary Coleman iprotagonista di Diff'rent Strokes più noto in Italia come Arnold non avrò di certo un personale interesse, ma la pallavolo è uno sport che mi piace e quindi decido di rimanere a curiosare, dopo tutto non è una serie A ma quasi.
Quando esco è ancora presto e non ho voglia di tornare subito a casa per piazzarmi davanti al Pc o a guardare la tv e così decido di cazzeggiare ancora qualche minuto facendo un breve giro in macchina. Pur essendo passata l'estate qualcuno in giro c'è ancora, ma per la maggior parte si tratta di coppiette e mi immalinconisco, che è una brutta parola un po' cacofonica ma a quanto pare corretta.
Mi trovo a passare davanti al Pub. Un po di gente all'interno sembra esserci e fuori qualcuno fuma. I miei amici non ci sono più come c'erano una volta. Hanno subito il naturale processo pre-matrimoniale o il turno sfavorevole in fabbrica o si sono appassionati in qualcosa che li porta, beati loro, ad essere meno presenti. Quel pub però non è il Mel's Diner di Alice e non è detto che all'interno ci trovi sempre gente nota e ben disposta a scambiare due chiacchiere e quindi tiro dritto. Mentre guido penso che il famoso Mel's Diner esiste sul serio a Phoenix.
Più avanti c'è l'ingresso di un mal riuscito parcheggio multipiano che è aperto e gratuito, anche se ancora per poco. In città la costruzione, la gestione ed altre faccendine accessorie hanno fatto e fanno discutere molto e, anche se in piedi da qualche anno io non ci sono mai entrato. Cosa succedeva negli anni ottanta quando c'era qualcosa che non andava?

Prima di Striscia la Notizia, prima di Staffelli e del suo tapiro, prima di Capitan Ventosa c'era il Knight Industries Two Thousand, KITT, sempre meglio nota in Italia come Supercar. Io non sono di certo David Hasselhoff, direi più una versione bonsai di Massimo Ceccherini ma KITT non me l'avrebbe fatto pesare essendo la mia auto una sozza Fiat 500, seppur nera, del 1999 e non una Pontiac Firebird TransAm del 1982. Avendo passato il primo ingresso con entrambi i varchi aperti mi dirigo presso il secondo, giù per una stretta strada di ingresso. Il cancello è aperto, ovvio ed io entro.

Se la bellezza non è la stessa di quella di David, l'intelligenza si e così capisco subito d'aver commesso un tragico errore. Quello dove sono entrato non è il parcheggio vero e proprio, ma la zona destinata ai box privati. E così manovro per uscire, con calma, così come sono entrato. Davanti a me, ma più lontano, noto che un signore sta parcheggiando la sua auto all'interno di uno di questi box. Kitt m'avrebbe avvertito ma sta stronza di una cinquecento è rimasta muta. Si, sono convinto che la mia cinquecento l'abbia fatto di proposito a non avvisarmi.

Completo la manovra e mi riporto al cancello per uscire ma qualcosa è cambiato. Il cancello si sta chiudendo. Due ante scorrono in maniera inesorabile per incontrarsi al centro rendendomi prigioniero per sempre. Sono colto dal panico, non so cosa fare. Diversi pensieri si affacciano nella mia mente.

1) Quelle altre faccende accessorie che non andavano in quel parcheggio multipiano, comprendevano forse anche le cellule fotoelettriche del cancello?
2) Era più conveniente passare in mezzo al cancello in movimento con una precisa manovra o precipitarmi fuori dall'auto urlando cercando di far riaprire il cancello, posto che le fotocellule funzionassero?

Finalmente prendo la mia decisione. Spingo il pulsante del Turbo Boost e mi fiondo nello spazio aperto tra i due cancelli con il tergicristallo posteriore che fischia sfregando sul vetro asciutto. Sono fuori.

Spero che nessuno si sia accorto dalla mia manovra azzardata (Hazzard-ata) e mi dirigo verso casa, sempre però buttando un occhio ai retrovisori. Volessi mai che Jon Baker e Frank "Ponch" Poncharello mi inseguissero per appiopparmi una multa.


giovedì 10 settembre 2009

Psicoterapia Onirica

Stanotte ho fatto un sogno strano. Un sogno che forse avrei dovuto fare una quindicina d'anni fa quando ero ancora un ragazzino. Ho sognato d'essere un calciatore. Dico davvero, stavolta non sto inventando niente. Ero calciatore ma, non ho capito bene, se in una squadra spagnola (il calcio spagnolo ora fa Figo) o semplicemente in uno stadio spagnolo contro una squadra spagnola.

Dal risultato finale, deduco che il sogno sia cominciato sul 2-2 e la partita era quasi finita. Puntuale come un castigo di Dio arriva la mia "cappellata": mi lascio scappare un tizio poco fuori l'area di rigore. Cerco il recupero, entro in area mentre l'azione continua. Un avversario, dopo aver dribblato il portiere tira ed io riesco in un salvataggio in extremis con un tuffo da portiere ai limiti del regolamento e sul palo di destra. Dico "ai limiti del regolamento" perchè in fondo si tratta di sogno. Il mio intervento era una parata bella e buona, tuttavia non ho (formalmente) toccato la palla con le mani, in maniera irregolare. Anche la moviola (si, c'era la moviola, ma non come vorrebbe Biscardi, bensì come la si vede in TV) giudicava regolare il mio salvataggio.

La palla però rimbalza sui piedi di un giocatore avversario che rende vano il mio recupero segnando il goal del 3-2. Palla al centro.

La partita riprende e la mia squadra si butta in attacco. Qualcuno porta palla fino al limite dell'area ed io sono di fronte a lui, con le spalle alla porta avversaria. Decido di scattare alla mia destra (che poi è la sinistra del campo), ma lui il portatore di palla che ormai è fermo alle prese con degli avversari che tentano di portargliela via mi lancia uno sguardo tra l'incazzato e lo spazientito e mi fa segno di andare dall'altra parte e così faccio. Lui effettua il passaggio tra due avversari ed io aggiro quello più vicino a me, mi ritrovo la palla sul destro e tiro un cannone diagonale che il portiere non riesce a parare. Tre pari e fine della partita e del sogno.

Cosa dovrebbe pensare uno psicologo?

Io riesco solo a notare dei banali e sconfortanti elementi.

1) A trent'anni faccio ancora sogni da ragazzetto. A questo punto sarebbe stato molto meglio un sogno erotico.
2) Come al solito ho fatto una cappellata
3) Nonostante mi sia ben prodigato per porre rimedio alla cappellata, lo sforzo (in un primo tempo anche efficace) non è servito a nulla
4) Alla fine si, ho segnato un goal che ha riportato il punteggio in parità, annullando la mia cappellata. Mi sono fatto perdonare, però la mia decisione di scartare alla mia destra era sbagliata e qualcuno me l'ha fatto notare indicandomi invece il modo giusto.
5) Alla fine ho sognato di PAREGGIARE una partita. Certo non è perdere ma neanche VINCERE.
6) Ho preso il controllo di una situazione quando questa era "in pareggio". L'ho incasinata, rischiando di farla tracollare per poi riportarla (per fortuna) al pareggio. Lavoro inutile. Se avessi messo una toppa ad una cappellata altrui allora OK, e invece devo badare alle mie stesse cazzate spendendo forze ed energie sia per farle sia per poi rimediare.


domenica 6 settembre 2009

Due piccioni con una fava (Gemelli Siamesi)

Ho avuto conferma della mia doppia personalità. Una è morta, forse, anche se di sicuro, in un certo senso, vivrà per sempre. E' la personalità Micheal Jackson. L'altra invece continua a vivere e ad invecchiare anche se è attaccata al passato in maniera ostinata e non si rende conto che il passato è passato, altrimenti l'avrebbero chiamato presente o meglio ancora futuro. Questa personalità che non s'accorge che il passato è passato è la personalità Al Bano.

La conferma è arrivata dopo aver cliccato (**MESSAGGIO PROMOZIONALE**) sulla nuova funzione "cerca nel blog" e digitato la parola settembre. La ricerca è stata rapida, pratica e fruttuosa. Usate anche voi questa funzione. Ricordate CERCA NEL BLOG!! (** FINE MESSAGGIO PROMOZIONALE**). La mia impressione è stata confermata. Avevo già scritto l'anno scorso a riguardo di Settembre. Non solo quindi mi sono ritrovato senza argomento PRIMARIO di discussione, ma si è verificato l'ennesimo caso di stasi. Dato che siamo in tema di usato, intendo stasi come arresto di uno sviluppo, non nell'accezione di presunto assassino senza la maiuscola. Plagio di plagio. Due con un post. Se capite il titolo " Due piccioni con una fava (Gemelli Siamesi) " dovreste preoccuparvi.

Il mio Micheal Jackson ha copiato il mio Al Bano, anche se non si tratta di cigni.

Se invece vi è rimasta la curiosità su "Settembre", (**MESSAGGIO PROMOZIONALE**) utilizzate la funzione CERCA NEL BLOG. (**FINE MESSAGGIO PROMOZIONALE**)




giovedì 3 settembre 2009

Honest Scrap


Oggi ho inaspettatamente ricevuto un premio per il blog, fatto dai blogger. Per ufficializzare la cosa occorrono delle regole precise, a quanto pare. La prima è nominare chi ha avuto il coraggio di premiare un blog triste e malaticcio come Ciclotimia. Ringrazio quindi Ismaele: http://www.ismaelelabalena.com

Dopo di che, devo premiarne DIECI:




http://clandestinidirazza.blogspot.com/
http://fly-on-shit.blogspot.com/
http://gianlucadirenzo.blogspot.com/
http://metropolisdiortona.blogspot.com/
http://attivissimo.blogspot.com/
http://complottismo.blogspot.com/
http://theresnolifebeforecoffee.blogspot.com/
http://sunofyork.blogspot.com/
http://hiraeth-ceadmilefailte.blogspot.com/
http://al-boccalone.blogspot.com/

Ed ecco fatto. L'ultima, la III regola è la più difficile di tutte. Dieci cose su di me.

01. Odio il periodo che va da Settembre a Gennaio
02. Non mi piacciono le grandi rimpatriate di famiglia
03. Sono basso quanto un nano da giardino senza cappello ma mi piace la pallavolo
04. Sono più brutto di quegli attori in parti sfigate nei B-Movie anni 80 all'italiana
05. Sto felicemente sviluppando un comportamento maniaco compulsivo del tipo (l'ho spenta la luce? avrò chiuso bene la porta? l'aria condizionata l'ho spenta?)
06. Preferisco gli incubi ai bei sogni
07. Mi piacciono i film demenziali di una volta
08. Mi piacerebbe scrivere di più e meglio
09. Mi piacerebbe tornare in dietro nel tempo
10. Mi piacerebbe avere una bacchetta magica

Spero che sia un giusto escamotage per meritarmi il premio! :)

lunedì 31 agosto 2009

Vite Parallele

Ieri sera mentre rincasavo da una rapida commissione post cena ho visto un'ombra infilarsi sotto un'auto parcheggiata. Subito dopo è sbucato un gatto con la zampetta (posteriore sinistra) infortunata. Non la poggiava a terra e camminava in un modo molto strano, tanto da sembrare uno di quegli stupidi "balli di gruppo" derivanti dall'altrettanto stupido hully gully.

"Povero Gattino" ho pensato, "Sapessi cosa fare lo aiuterei volentieri". Quel gatto zoppo mi ha fatto pensare a quante cose mi sarebbe piaciuto essere e che non sono, a quante volte avrei voluto essere in situazioni diverse.

Rimpiango di non aver voluto studiare nell'università dove avevo iniziato. Rimpiango di non averlo fatto a Roma. Rimpiango di non aver scelto medicina, o veterinaria. Di non essere ingegnere o avvocato. Avrei voluto imparare BENE almeno uno strumento musicale. Avrei voluto suonare in una band, seppur piccola e senza successo neanche cittadino. Avrei voluto essere famoso e ricco. Mi sarebbe piaciuto vivere in una grande città e in un paese piccolo e di montagna. Mi sarebbe piaciuto vivere nella mia cittadina ma in periferia. Niente che si possa sintetizzare nel di tutto un po che si riesce a fare in una sola vita, non parlo di hobby. Io parlo proprio di una vita dedicata. In un film di fantascienza, o di commedia, creerei tanti cloni di me stesso e da tutti trarrei i benefici e gli sconforti di ogni tipo di vita. Rinunciare ad una sola di queste mi farebbe tornare da capo.

Mi piacerebbe avere un altro lavoro, mi piacerebbe conoscere un'arte marziale, saper programmare un computer, mi sarebbe piaciuto girare l'europa da ragazzino o lavorare nei mesi estivi .. mi piacerebbe addirittura anche la vita che conduco ora, sommata a tutte le altre.

Invidio dunque un po tutti per qualche cosa.

mercoledì 26 agosto 2009

Il Porto di Ortona

Il porto di Ortona serve a tante cose. Partono ed arrivano navi cariche di grano, sale, combustibile, prodotti industriali. Pensate, arrivano anche navi cariche di vino. Bislacco per una terra quale l'Abruzzo che si farebbe scorticare viva piuttosto che vedere profanati i suoi vigneti e la loro relativa produzione. Il porto di Ortona serve anche a fare Jogging, passeggiare, pescare, parlare, ridere, mangiarsi un gelato, ubriacarsi, prendersi una tregua dall'afa, giocare a beach volley, scopare ed ogni altra attività ludico/ricreativa che vi venga in mente. Siamo a fine Agosto e quindi a fine estate. Traguardo in apparenza lontano quando si era solo Giugno ed il caldo non era così insopportabile da permettermi qualche chilometro di corsa. Ci pensavo proprio ieri, mentre raggiungevo dei miei amici intenti a pescare in alto, sul molo sud. Una decina di minuti buona di cammino e li avrei raggiunti. Nel frattempo mi guardavo intorno. Conosco a memoria il paesaggio e tuttavia risulta sempre piacevole: c'è una mescolanza di sensi che vale la pena provare. Luci di fari riflesse sul mare nero appena increspato, l'odore salmastro dell'acqua, talvolta quello cattivo delle alghe in decomposizione o delle strane pasture che usano i pescatori pescatori per passione, il rumore delle onde sugli scogli, il grido dei gabbiani o peggio le urla distanti (per fortuna) dei bambini che giocano, motori di navi e pescherecci. Sarebbe interessante scattare una fotografia e campionare i suoni circostanti per una decina di secondi. Peccato solo per gli odori. Quelli per ora non si possono catturare. Proprio come una Dantesca allegoria all'imboccatura del molo c'erano due bambini, un maschio ed una femmina, che pascolavano e l'uno raccontava a l'altra qualcosa che gli era accaduto. Lo raccontava come se fosse merito suo o come se avesse avuto non so quale raccomandazione da non so quale importante personaggio. Diceva di aver avuto una granatina gratis. Il perchè ed il percome mi sono riusciti incomprensibili, farfugliava di persone, occasioni e tempi. Credo non l'abbia capito neanche la bambina. Mentre mi allontanavo da questi, che a loro volta si allontanavano da me, ho avuto solo il tempo di capire che poi, lui, il bambino, aveva investito l'euro della granatina risultata gratis, per qualche altra cazzata. Camminando incrociavo e superavo le solite coppiette che si tengono abbracciate per la vita (in tutti i sensi). Ad un ceto punto, li al molo sud, c'è una barriera che impedisce alle autovetture di proseguire oltre. In realtà impedirebbe il passaggio anche ai pedoni, ma è facilmente aggirabile tanto che ti ritrovi dall'altra parte senza neanche accorgertene. Tutti l'aggirano. I fessi però la saltano come fosse la pubblicità dell'olio Cuore e c'è invece gente che ha paura ad aggirarla e ci passa sotto. Una giovane ragazza, ieri ci è passata sotto come fosse una danzatrice di Limbo. Certo, si è aiutata aggrappandosi alla sbarra di ferro ma s'è piegata all'indietro senza alcun problema, anzi ne era divertita. Poco più avanti, dopo la sbarra, c'erano invece un piccolo gruppo di tre o quattro persone di mezza età, forse erano più da "tre quarti" di età. Il cabarettista era un signore che parlava e rideva, forse prendevano in giro un conoscente in comune ma ridevano con battute che ora non ricordo ma che non mi hanno neanche acceso il minimo sorriso. Pensavo quindi ai bambini e alla loro granatina, al limbo della ragazza e allo scherzare dei signorotti. Un giorno, in futuro quel bambino avrà cazzi da cagare, problemi, scelte, guai, paure, delusioni. Magari quel bambino tra vent'anni passeggerà sullo stesso molo per riflettere in solitudine e quasi avrà scordato della granita. Quella ragazza un giorno sarà così vecchia che sembrerà che non sia mai stata bella ed atletica. Quella ragazza difficilmente da anziana potrà fare di nuovo il limbo sotto quella sbarra. I signori anziani invece hanno conservato un manierismo ed una ironia, una comicità d'altri tempi e mentre tutto cambia loro si divertono sempre con gli stessi manierismi. Quello che succederà più o meno a tutti. Oggi è giugno e stai facendo una corsa sul molo sud, magari godendo di una nuvoletta che nasconde per un po il sole e domani sei a settembre che hai bisogno di una maglia a maniche lunghe e forse anche di una giacca leggera se vuoi girare ancora di notte sul porto. Poi verrà l'inverno e sarà sempre peggio.

sabato 22 agosto 2009

La Fisiognomica (del Popolo)

La Fisiognomica non è un piatto tipico abruzzese e non è neanche una creatura del folklore irlandese. La Fisiognomica è una pseudoscienza che pretende di individuare il carattere e comunque gli aspetti psicologici di un individuo studiandone l'aspetto fisico, i lineamenti del volto e le espressioni. La frenologia venne utilizzata dall'italiano Cesare Lombroso nella criminologia. Egli sosteneva infatti che alcuni tratti somatici erano ricorrenti tra i criminali e per dimostrare questo si divertiva a studiare e misurare il cranio di molti delinquenti, morti, ovvio. Ora questa teoria, avanzata nell'ottocento è stata ampiamente scartata, tuttavia molta gente traendo spunto da questa avanza nuove ed affascinanti teorie fisiognomiche. Si pensa infatti di poter riconoscere un rompicoglioni indipendentemente dal sesso, solo a guardarlo in faccia, dalla postura, dalla corporatura ed anche dall'abbigliamento, accessori compresi. Per me, che sono nell'ambito del commercio, è facile poter sperimentare che spesso la Fisiognomica del Popolo è una pseudoscienza da rivalutare. Un po come il Signor Giuliani ed il suo Radon c'è ancora molto da fare ma ogni tanto la Fisiognomica del Popolo si prende le sue soddisfazioni. Quando una donna anziana sta fuori un negozio di calzature e guarda la vetrina, basta osservare le scarpe che indossa. Si può notare che è un modello vecchio. Non consumato, si badi bene, ma vecchio, obsoleto, fuori moda. I più potrebbero pensare che la signora ha bisogno di un paio di calzature più adeguate ai tempi, del colore e della forma giusta per passare inosservati e che quindi è facile che compri senza troppe pretese. Il cultore della F.d.P. invece sa che non è così. Quel particolare, quelle scarpe demodè sono indice di rompicoglionaggine.
" Se quella signora porta quelle scarpe vecchie di trent'anni " dirà il commerciante cultore F.d.P. "vorrà dire che ha rotto le palle per trent'anni a tutti i negozi del mondo, ed ora tocca a me".
Sempre lo stesso commerciante potrà facilmente intuire qualcosa, quando il cliente entra e al posto di dire buongiorno! si lancia in un pittoresco lamento sillabico ed aspirato di dolore: fffffffffff! manco fosse Peter Griffin che cade battendo il ginocchio, o Gesù sul calvario. Dato che fuori dal negozo non c'è nessun cartello che recita scritte quali: "Ospedale" o "Ortopedia" o "Sanitaria" inizi ad intuire che forse si tratta proprio di ... un rompicoglioni. Anche le espressioni contribuiscono molto a farsi un idea di chi ci sta davanti. Altezzose, tonte e dure di comprendonio, annoiate ...


martedì 18 agosto 2009

C'hai ragione

Noto spesso e volentieri che la gente si sente vittima di "ingiustizie" da parte di amici, amanti, parenti, istituzioni, Divinità eccetera eccetera. Quando capita a me, mi incazzo, mi deprimo, ne scrivo un post per il blog e mi sento in credito verso qualcuno o verso qualcosa. Mi sento vittima di appropriazione indebita di tempo, forze, denari affetti, fortuna a seconda del motivo per il quale mi rode il culo. Però poi, passa il tempo e quando ci ripenso magari mi sento sempre un po sfortunato, defraudato, fregato e quindi amareggiato, frustrato e dispiaciuto, tuttavia spesso arrivo ad una conclusione: c'hai ragione. Non è colpa tua se 2+2 fa quattro, anche se 3 è il mio numero preferito. Seppur a malincuore, sempre preferendo che il nefasto avvenimento non fosse accaduto o che si fosse svolto a mio favore penso che c'hai ragione. Nei panni di amici, amanti, parenti, istituzioni anche io in una situazione analoga mi sarei con molta probabilità comportato così. Se questa sia una regola o un eccezione non so dirlo, forse dipende più dalle persone deluse che dai presunti colpevoli di atti miserabili. Che sia regola o eccezione però pensate un po a quante volte vi siete trovati delusi ed incazzati e invece oggi, a mezza bocca ammettereste "c'avevi ragione"

venerdì 14 agosto 2009

Il Grande Fratello

Siamo Giovvani, ed in quanto Giovvani viviamo i nostri amori, o speriamo di farlo. Non abbiamo bisogno di andare a 100 all'ora e fare 100 Km e quindi stare un ora a fare "ye ye ye ye, blem blem blem blem" perchè abbiamo la nostra tecnologia e papà è contento perchè non ci si brucia il motore nel bel mezzo della via. Ora c'è Facebook, c'è Msn, e soprattutto c'è il telefonino con i suoi "messaggi gratis". Ricordo la prima volta che inviai un SMS, una decina d'anni fa, mi era sembrata una magia quando il mio compagno di classe mi rispose a stesso mezzo testuale. Squilli, squilletti, messaggi, You and Me e chi più ne ha più ne metta. Sono tutti termometri della vita di un individuo. Certe volte immagino stanze piene di grossi computer, stereotipi desueti di tecnologie a bobine rotanti che molti anni fa dovevano invece rappresentare affascinanti tecnologie e grandissime promesse (che a posteriori definirei mantenute). Immaginate che in questa grossa stanza ci lavori Il Grande Fratello e che da quei computer a parete con piccoli e monocromatici schermi verdi si diverta a curiosare nelle vite della gente. So che più o meno è vero, ma non sto polemizzando, bensì fantastico. Non c'è bisogno di sapere che si tratta di Mario Rossi o di Maria Cazzetti, nel mio fantasticare.
Un ragazzo conosce una ragazza ed il Grande Fratello lo capisce. Lo sa. Lo sa perchè dai suoi monitor, dalle sue stampate su moduli a carta continua, dai grafici su tamburi simili a sismografi nota che di punto in bianco il numero 123-321456 inizia un intenso scambio di messaggi con il numero 123-987321. Gli scambi vanno avanti per settimane, fitti. Alcuni anche ad orari così regolari da sembrare automatici. Puoi sapere che sono le 9 perchè un cicalino ti avvisa che è stato spedito un messaggio. Passano mesi e d'improvviso il numero dei messaggi cala, sono meno frequenti. Il Grande Fratello è dispiaciuto, un'altra storia finita male. Se non altro lo scambio non s'è interrotto di colpo. Il ragazzo sa, la ragazza sa, il Grande Fratello desume. Desume e si rattrista rendendosi conto che ogni picco ha un brusco calo. Dal grafico che si fa scorrere tra le mani pensa che l'andamento del traffico è molto simile all'umore di uno dei due utenti.
Tal volta nota che uno dei due numeri che prima erano in continuo contatto cessa di esistere, rimane inutilizzato, non sfruttato. La morte dopo la vita. In questi casi ogni tanto, al Grande Fratello spuntano due lacrime.

lunedì 10 agosto 2009

Tanatografie

Se avete visto il film Imago Mortis, film ispirato al racconto "Un'esca per la regina nera - Imago Mortis -" saprete cos'è una tanatografia. Se non l'avete visto, la tanatografia è, in due parole, una fotografia ricavata dall'ultima immagine impressa sulla retina di un morto. Ora, perchè questo titolo e questa introduzione per un argomento che poi, alla fine, c'entra ben poco? A questa domanda è possibile rispondere soltanto con un'altra domanda. Che cazzo ne so?! C'è però da dire che parlerò di fotografie. Io non ho un buon rapporto con le fotografie, le temo. Non ho paura che queste mi rubino l'anima o che i personaggi ed i paesaggi all'interno di queste si animino d'improvviso, le temo perchè sono crudeli. Perchè rappresentano in eterno il tuo essere, la tua esteriorità. Sono una spina nel fianco, il fiato corto che ti ricorda che fumare fa male, il dolore al ginocchio che a trent'anni ti ricorda che quando ne avevi dodici sei caduto.
Poi un giorno, dopo un TG regionale, con la Tv rimasta accesa a guardarsi da sola, passo e vedo una carrellata fotografica di volti. Gente che si diverte in discoteca. Prescindendo dal fatto che non so come ci si possa divertire a ballare, soprattutto un ballo che ballo non è (più o meno tutti sappiamo battere le mani al tempo di una canzone e più o meno è la stessa cosa che si fa in discoteca), mi domando cosa ci sia da ricordare? Perchè scattare una foto di due faccioni vicini attaccati per la guancia e fuori da un contesto?

Anni fa, i Filter, un gruppo che ha rischiato seriamente di diventare più famoso di Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, Queen ... cantava

Could you take my picture?
Cuz I wont remember



( .. si ero ironico .. )


Ebbene si. Scattiamo foto di matrimoni, nascite, lauree, luoghi ed eventi famosi per poter anni dopo dire a mio nipote: Dioccàn io c'ero. Poco importa che nostro nipote ci risponderà un leggiadro sticazzi.

Per uno che come me odia le foto, o meglio odia comparire nelle foto è patetico e nello stesso tempo affascinante guardare una carrellata di foto di gente che riesce a divertirsi ed a farsi fotografare. Gente che fa anche facce che nelle loro intenzioni dovrebbero risultare buffe. Foto senza una logica, buttate li, foto volute e non rubate. Foto che mentre vanno in televisione c'è gente che si ferma a guardarle e quando ci sono delle ragazze, come fossero margherite iniziano la litania: "Questa me la farei, questa no. Questa si. Questa pure. Anche questa. Questa no. Questa è un uomo"


giovedì 6 agosto 2009

Fare Outing

No. Mettiamo le mani avanti. Non vengo a dichiarare di essere gay. Sono etero non praticante, o meglio, non praticato.
Gli schemi della normalità sono più o meno rigidi, poi dentro questa scatola ce ne sono altre sempre più piccole. La cultura, la morale, l'indole, l'orgoglio .. tutte queste cosette che ognuno sviluppa in via del tutto personale, ma che rimangono comunque contenute in quella scatola più grande della normalità. Spesse volte mi capita che a turno, una di queste scatole inizi ad andarmi stretta e allora mi rannicchio, mi faccio piccolo, anche se la voglia di strappare tutto come l'incredibile Houlk (pur mantenendo un castigatissimo paio di Jeans scorciati) c'è davvero.
Vorrei una sera, una delle tante passate a casa senza far nulla o peggio una di quelle nelle quali passeggio solitario in cerca di rifugio da caldo e tempo, fermarmi in un cerchio di perfetti estranei che parlano e iniziare a ridere delle loro battute. Oppure urlare in strada. Rotolarmi in una pozzanghera quando non c'è luna piena (così che non pensino che sia un lupo mannaro), salire su un palco in una sagra di paese e piangere a dirotto. E' impazzito. Direbbero. Più o meno. Risponderei. Ho fatto outing, ho voluto dire a tutti che ne ho le palle piene di qualcosa e vuote di qualcos'altro. Ho fatto outing, trattatemi di conseguenza. Datemi appoggio, schifo, farmaci, sputi, quello che volete. Le scatole sono scoppiate, i tanti contenuti si sono mischiati ed ora si vedono chiaramente. Se ne sente l'odore. Magari la scatola grande, quella della "normalità" contiene anconra quel miscuglio eterogeneo che prima era omogeneo in ogno scatola più piccola, ma almeno la verità è venuta a galla. Sciolte tutte le riserve. Come diceva un mio amico: "Tu non mi rompe il cazzo, tu vaffanculo e tu fammi un panino". Ognuno abbia un piccolo schizzo di ciò che si merita. Un piccolo schizzo di quello che era contenuto una volta nelle tante scatole/matrioska. Piccolo inconveniente. Ora che tutto è mischiato a qualcuno tocchera qualche schizzo di sostanze che poverino, non merita. Però, se anche mentre "non mi rompi il cazzo" per una volta "mi fai un panino" di certo non sarà la fine del mondo.

lunedì 3 agosto 2009

Progeria


Come dice Wiki la Progeria è una malattia molto rara che colpisce un bambino su 8milioni e ne causa un invecchiamento precoce. Vecchietti che ragionano come bambini, senza l'aiuto di malattie quali Alzheimer o demenza senile. Vecchietti di otto, nove o dieci anni che vanno incontro a complicanze cardiache ed altre malattie tipiche di un individuo anziano che li portano ad inevitabile morte che arriva entro il ventesimo anno di età. L'unico fattore sviluppa regolarmente, quindi è la mente che rimane l'unico indice che misura l'età effettiva del bambino. Tuttavia deve esistere anche una sorta di progeria psicologica. A tren'tanni mi sento già prossimo alla fossa, senza aspettative e senza voglia di far più nulla perchè tutto è inutile e solo fine all'azione stessa. Troppo tardi per qualsiasi cosa e proprio come nelle persone anziane, più passa il tempo e le cose più che migliorare o assestarsi come dovrebbe in teoria essere a quest'epoca della vita di un individuo, peggiorano. Se parlate con un nonno di quartiere è probabile che tiri fuori il discorso del suo grande amico che non c'è più, essendo asceso alla destra del Padre. Può darsi che vi narrerà delle gesta che compiva alla vostra età, e di come ora passi le serate a guardare la tv. Facile che il nonno di quartiere sia preda di malinconie e così cercherete di consolarlo. Gli consiglierete di andare al Bar dei Pensionati, di fare una partita a tressette (che spesso è col morto, data l'età degli abituali partecipanti) di frequentare l'università della Terza Età, di iscriversi ad una patetica scuola di patetici balli di gruppo. Gli dite che non sarà come ai bei vecchi tempi, ma che almeno potrà fare nuove conoscenze, nuove amicizie e chissà perchè anche nuovi amori. Lui sorride, squote la testa e risponde che no. Ormai lui ha ottant'anni ed è vedovo da quando ne aveva sessanta. A sessant'anni aveva ancora qualche anno davanti dice ma ora? E poi lui, è anziano, non scemo. Piano piano vedeva tutti gli amici sparire chi per un infarto, chi perchè s'era rincoglionito, altri s'erano presi brutte malattie, come la moglie, morta di cancro molto giovane. Era rimasto solo e tutte quelle cose che gli hai elencato, lui se l'è fatte. Bar, danze, anche una palestra che offriva corsi di ginnastica posturale, cose da vecchi, certo, ma lui c'aveva messo tanta buona volontà. Ora dice, ad ottant'anni è stanco e sfiduciato. Aspetta solo la morte.

Quando questo ragionamento arriva prima dell'età senile allora mi viene in mente la progeria. Progeria psicologica. Prendo spesso per scherzo in giro una mia amica che è solita paragonare persone ad esili alberi ma con forti radici. Credo voglia intendere che una persona può piegarsi al vento, resistere agli urti di ubriaconi che ti si schiantano addosso in macchina, agli innamorati che tra tanti alberi proprio su di te vengono ad incidere le iniziali dei loro nomi per poi racchiuderle in un cuore, ma tu resisti, non muori perchè hai le radici forti. Puoi anche resistere a lunghi periodi di siccità ma un po deve piovere. Un giorno ogni 365 ma un po deve, altrimenti anche le radici forti non bastano e prima di seccarti del tutto sopraggiunge la progeria psicologica.

venerdì 31 luglio 2009

Una nuova guerra fredda

Con l'avvento di internet e soprattutto di una FLAT ADSL a prezzi popolari che nonostante la crisi, il precariato, la disoccupazione e Berlusconi pare abbiano (quasi) tutti, si è innescata una sorta di guerra fredda alla portata delle masse e mossa contro tutti. Sono state inventate nuovissime ed intelligenti bombe molotov che incendiano soltanto code di paglia. Colpiscono a caso, nella mischia e innescano nuove guerre che non erano neanche programmate. Queste potentissime armi non causano morti, ne ferite gravi, al massimo cirrosi e pressione alta. Talvolta sono stati riscontrati danni collaterali a persone e cose a causa di pugni, calci e testate contro suppellettili di casa. e complementi d'arredo. Questa potentissima arma a disposizione di tutti è nota come messaggio di stato, ed ha subito una fortissima diffusione con l'avvento di mezzi quali Microsoft Messenger (Msn) e Facebook. Trovo irritante ricorrere ad un messaggio lasciato la come se fosse casuale e che invece è ben mirato. Chi conosce le tensioni fra due persone legge e se ne bea oppure legge e s'incazza. S'incendia la coda e scoppia la guerra. Obiettivo centrato. Qualche volta invece un incidente diplomatico fa accendere code che sarebbero dovute rimanere spente e nascono nuove guerre, nuove alleanze e nuove amicizie che poi guarda caso si rivelano essere appunto "fuochi di paglia". In tutto questo va poi a finire che i principali utilizzatori di questa nuovissima arma sono quelli che più snobbano programmi quali Beautiful, Centovetrine, Topazio, Manuela, Quando si Ama. Snobbatori che poi passano ore in una chat a raccontarsi una serie di: ho scritto, ho risposto, ha detto, stronzo, stronza, allora io, allora lui, poi quell'altra, ha messo, ho tolto e via discorrendo. Quest'arma forse è una versione moderna de "diglielo tu perchè io con lui non ci parlo più" anche se il soggetto che "non ci parlo più" è a 10 centimetri, oppure è un modo per far vedere al mondo quanto si soffre per la stronzaggine altrui (quando poi chi è stronzo sul serio è ancora da dimostrare). Le incazzature sono cose buone, il punzecchiarsi anche, il mandarsi a fanculo poi è fenomenale. Stuzzica l'ingegno, sviluppa sarcasmo e prontezza di riflessi. Tuttavia ritengo che una "guerra" del genere debba essere combattuta in via del tutto privata e soprattutto dev'essere dichiarata o ritirata. Lo status, che sia di Facebook, che sia di Msn o checcazzàltronesò dovrebbe rimanerne fuori. Esprimete allegria, gioia, ansia, paura. Dite che avete vinto al Super Enalotto e che per questo vi baciassero a schiocco le chiappe ma lanciare molotov nel mucchio o addosso a qualcuno che semplicemente vorrebbe ignorarvi non è etico. Potreste rispondere che la guerra è guerra e che non ha nulla di etico di per sè, ma ognuno ha il suo stile e la propria dignità, misurata sempre al tempo, al periodo ed alla condizione psicofisica di essi. La carne è debole e la paglia, facile da bruciare.

mercoledì 29 luglio 2009

Quando "il culo degli altri" si ribella.

So già che questo post attirerà nuovi fantasiosi "cercatori d'oro" da Google ma la coprolalia rende tutto facilmente assimilabile. Si sente spesso dire che "Siamo tutti froci col culo degli altri" e spesso è vero. Ci vuole però anche la complicità del culo altrui. Una pacca sulle chiappe ogni tanto ci può anche stare ma quando vuoi proprio infilarci un dito, allora no!

Certe volte il culo altrui magari si rompe il cazzo e ti caga in mano mentre cerchi di fare il frocio con lui, o meglio attraverso, per mezzo di lui. Per quanto mi riguarda, quando assumo il ruolo del culo altrui, è raro che avvisi che sta per arrivare mezzo quintale di merda. Io sono un culo all'antica. Non sono io a dover porre dei limiti, a frenare l'irruenza altrui. E' l'altra gente che dovrebbe contenersi. Troppo ottimista eh? E dire che di me pensano tutto il contrario.

E così da culo stuprato si diventa culi stupranti e la nuova vittima rimane sgomenta, offesa ed oltraggiata. Magari avrebbe preferito una constatazione amichevole dove si ammette che si, forse s'è fatto un po troppo il frocio ma hey! Quanta merda hai tirato fuori da quel buco tra le chiappe?

Della serie "sono buono ... ma se mi incazzo..."

Sicchè diffidate da quei culi che sembrano morbidi, rilassati e facili da frocizzare perchè Sodoma è aperta anche a te! (Ed è ben collegata, facilmente raggiungibile).

domenica 26 luglio 2009

Parole del Signore

L'altra sera ho mandato a fanculo un gruppo di quelle testedicazzo che vanno in giro a portare la parola di Gesù(Cristo). Li ho mandati proprio a fanculo con frasi da scaricatore di porto. Ortona è molto legata al suo porto.

Fanno più fermate su una strada ed il panzone di turno predica la VERITA' con un microfono ed un amplificatore da chitarrina elettrica. Dice che la VERITA' è VERITA' perchè è scritta sulla Bibbia. Tanto gli basta. E poi cantano. Cantano con un espressione sorridente da nuoto sincronizzato. Gironzolare e vederli fermi ora qui ed ora li mi fa drizzare i peli dello scroto, ma non mi provoca altre e più particolari reazioni se non sarcastici sorrisi più o meno interiori. Talvolta tuttavia ...

"Proprio qua dovete rompere i coglioni ADESSO?"
"Proprio QUA, davanti a questa panchina dove mi sono seduto io da neanche due minuti?"
"Non potete andare più giù a predicare ste CAZZATE?"
"La strada è di tutti? Ce l'avete il permesso del Comune, della Municipale e della SIAE?"

Sarò stato irrispettoso, ma se la gente vuole rispetto DEVE dare rispetto e se io ho voglia di sentir messa VADO IN CHIESA, non su una pubblica via a godermi un po di brezza marina, un po di perizomi e un po di irraggiungibili diciottenni scollacciate.

Voglio del BROMAZEPAM, solo al ricordo mi torna la voglia.

giovedì 23 luglio 2009

Non essere geloso se con gli altri ballo il twist

Credo che così come nei rapporti di coppia, in tutto quello che riguarda due persone, ce ne sia una più presa dell'altra. Anche nell'amicizia. Riccardo Cocciante andrebbe a piedi certamente a Bologna ma magari il suo amico per lui non andrebbe neanche alla sagra del Santo patrono del paese confinante. Antonello Venditti si recherebbe da un amico per parlare del suo amore finito male, magari il suo amico non gli racconterebbe neanche che di stomaco è stato male.
Quello che volglio dire è che gli amici di Antonello e di Riccardo hanno perfettamente ragione. Antonello e Riccardo non possono rimanerci male, o meglio, non ne avrebbero diritto.
Si possono avanzare pretese perchè non si riceve la giusta attenzione? La giusta attenzione è una misura alquanto relativa. Si da e si riceve entro certi limiti e se ne approfittano è perchè TU stai lasciando che se ne approfittino. Non rosicare quindi se la tua amica non t'ha chiamato per far shopping, dopo che tu l'hai invitata a Jogging.
Ognuno ha la sua testa ed il suo modo di ragionare. C'è chi ragiona e chi sragiona. Insomma è normale rimanere di merda per tanti comportamenti, per tante vicende, per molti accadimenti, però c'è da capire che siamo per forza su piani diversi e che questi piani salgono e scendono. Nascono nuove situazioni che ci allontanano dalla gente o ci avvicinano ad altra gente. Inutile dire che avvicinandoci ad altra gente è facile che ci allontaniamo da chi prima avevamo più vicino .. e tutto questo può sembrare ingiusto e stronzo per chi al momento è soccombente. Sembra terribilmente ingiusto e stronzo per chi soccombe di continuo ( o almeno una volta su 4 ) ma è nella stessa misura ingiusta e stronza che è la morte. La morte è normale, naturale e certa ma comunque stronza e talvolta anche ingiusta.

martedì 21 luglio 2009

L'Ansia del Postquake

Sono fin troppo sensibile alle scosse di terremoto. Anche se non dannose.
E' come quando mentre guardi un film horror, la stupida protagonista percorrere un lungo, buio corridoio pieno di porte. La musica si fa sempre più forte e la stupida sempre più lenta e sospettosa. Poi la mano si allunga, piano, verso la maniglia. Lentamente. I violini trillano a volume crescente e poi. BAM colpo da tremilaquattrocento decibel ed una mano (amica) si poggia sulla spalla della protagonista che si limita ad un leggero sussulto di sorpresa. Tu invece sorpreso da quei tremilaquattrocento decibel sei costretto a mettere in pausa il lettore DVD e buttare in lavatrice mutande, pantaloni e fodera del divano (perchè ti sei cagato addosso alla grande). Alle brutte anzichè utilizzare la lavatrice, vai direttamente all'inceneritore. Chiami CANALE 5 e chiedi che arrivino di corsa Barbara D'Urso e PING PING a vedere che casino hai combinato davanti la TV.

Questo è più o meno ciò che mi infastidisce di un terremoto: che dopo per un tempo indeterminato mi aspetto da un momento all'altro il colpo da tremilaquattrocento decibel. Mi aspetto che mi si muova il culo, le pareti ed il pavimento.

Lo stesso giorno, e quelli successivi al terremoto del 6 Aprile qui in Abruzzo, girando per strada vedevo bande di adolescenti ridere e scherzare, bambini fare i capricci perchè volevano comprare "quel giocattolo", come se non fosse accaduto nulla. Tralasciando il pessimo gusto di frignare per un giocattolo in particolare, quando centinaia di gente è morta o non ha più nulla, (dato che si tratta di bambini), mi sono meravigliato di come apparentemente nessuno fosse visibilmente spaventato, teso o quantomeno accigliato. Possibile che fossi solo io? Possibile che un movimento (per me distante KM dall'epicentro) non pericoloso e non distruttivo, dovesse impensierirmi così ossessivamente? (vedasi questo post)

In tv si susseguivano banali programmi con banali interviste piene di banali considerazioni. Una tra le tante era: non mostrarsi spaventati davanti agli occhi dei bambini, mantenere il più possibile una calma apparente. Così sono andato all'origine, al primo terremoto che io ricordassi, fino ad arrivare a quest'ultimo disastroso e vicino.

Ho sempre abitato questa casa. Ricordo che ero davvero piccolo. Non so quantificare ma penso di poter affermare con tranquillità di aver avuto meno di cinque anni. Ero seduto a terra a guardare la TV. Una vecchia e grossa televisone a colori con lo schermo tutt'altro che piatto: TELEFUNKEN. D'un tratto la RAI (il logo gironzolava ancora sui quattro angoli dello schermo) s'è interrotta lasciando spazio ad un segnale più debole e disturbato: "La Jugoslavia". Non so chi me l'avesse presentato in questi termini ma "s'è vista la Jugoslavia". Capivo che si intendeva la TV e non metafisiche apparizioni sullo schermo .... ma si trattava della JUGOSLAVIA, mica di un segnale dal palazzo accanto!
Poco dopo questa interruzione ho sentito un rumore, dei tonfi e quindi delle piccole vibrazioni del sedere. Ricordo di aver pensato che qualcuno stesse scendendo di corsa le scale. La sensazione era appunto che qualcuno camminasse con passi pesanti nelle vicinanze. Lo stesso tipo di vibrazione, per quanto ricordo e per quanto percepii. Poi mia madre ha (quasi) urlato che c'era i terremoto, così mi ha preso da un braccio e siamo corsi via. Ricordo che non riuscivo a stare dietro ai suoi passi giù per le scale. Non so se per paura, se per inettitudine o perchè ero completamente impreparato. Ricordo che c'era gente che aveva preso l'ascensore ed altra che ne commentava la stupidità. Siamo stati in strada per non so quanto, però c'era molta gente, quindi forse la scossa è stata forte. Ad ogni modo, se non mi avessero trascinato giù di corsa, se non avessi visto quella massa di gente in strada, non me ne sarei neanche reso conto.
A tutt'oggi, quando la TV si interrompe lasciando spazio a segnali meno potenti devo dire che mi fa un ancora certo effetto. La parola "Jugoslavia" ha assunto una certa sfumatura noir, così come ora me la suscita un po anche il nome "Onna".

Ne ricordo un altro quando ero ormai grandicello. Una decina d'anni più o meno. Era una mattina d'estate (e tra l'altro era "punta di stelle", per info a riguardo, chiedete nei commenti). Ero sdraiato nello stesso letto, nella stessa camera con lo stesso arredamento di adesso, mentre scrivo questo post. Ricordo di aver sentito un'esplosione e di aver pesato ad un temporale. Ho guardato gli avvolgibili, ma c'era il sole. poi ha iniziato a tremare tutto. Forte. Ancora un'esplosione che ha fatto andare tutto più forte. Tra un'esplosione ed un'altra sentivo una specie di sibilo che potrei descrivere con il rumore che farebbe una grossa vespa che vola troppo vicino al vostro orecchio. Ho visto quindi le ante dell'armadio alla mia destra aprirsi e vomitare fuori un cuscino. Poi s'è fermato tutto. Emblema e scena madre di questo evento: il cuscino caduto.

Nulla di particolare ho sentito del sisma definito "Umbro-Marchigiano". Ho solo visto il mio vecchio monitor ballare un po su un instabile piedistallo "old-Style". Subito dopo ho solo chiesto conferma a mia nonna dell'evento. Confermato.

Il sisma molisano. Cazzo. Quello si che l'ho sentito. Anche se con un esordio piuttosto buffo. Ricordo una mattina che ero al lavoro, tranquillo come al solito. Quelli erano giorni in cui qui, ad Ortona stavano facendo dei sondaggi per verificare esistenza di giacimenti di petrolio.
All'improvviso è entrato l'architetto che ha lo studio li vicino ed aveva un'aria sconcertata.

"Hai sentito il terremoto?" mi chiede. "No" rispondo, non ho sentito nulla. Ma che "doveva sicuramente essere una vibrazione provocata dai sondaggi per il petrolio". L'architetto tra un cazzo ed un vaffanculo ha espresso il suo parere contrario ed è fuggito via. Ebbene il sisma c'era stato. Alzando la cornetta del telefono mi ritrovavo a parlare con gente senza neanche comporre il numero. Quando finalmente ho trovato il segnale di "Libero" ed ho provato a chiamare mia nonna a casa, mi ha risposto il "LICEO CLASSICO" che a sua volta aveva composto un numero e cercava qualcun'altro!
Qualche giorno dopo, sempre sdraiato su questo letto, ho avvertito un piccolo tremore. Ho avuto solo tempo di andare in salotto dov'era mio padre che è iniziata una scossa fortissima. Io ero ancora alla porta. Mio padre mi aveva raggiunto li sotto e mi diceva: "Va sotto l'altra porta!" ed io ho risposto: "Cazzo vuoi! Vacci tu io c'ero per primo sotto QUESTA porta". Ancora qualche secondo per vedere la stanza letteralmente contorcersi (si, sul serio) e per sentire i bicchieri tintinnare e poi è finito tutto.
Per quanto riguarda la triste sequenza dell'Aquilano invece, nulla di particolare da dichiarare, se non la sensazione di "Pericolo" imminente descritta all'inizio del post, tranne una piccola cosa. Quella notte dormivo sul fianco sinistro. Per un po ho dormito in tutte le posizioni del Kamasutra, tranne che sul fianco sinistro.

domenica 19 luglio 2009

Riassunto delle puntate precedenti

Capita un po a tutti di ritrovarsi a parlare con amici o amiche come fossimo vecchie suocere al salone del parrucchiere. Lo cantava anche nonno Gino (Paoli) di queste cose che succedono nei bar:
tra un bicchier di coca ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perchè e
proponevi i tuoi farò
e proponevi i tuoi però
e proponevi i tuoi sarà

cose del genere insomma. Poi per qualche caso, ordinario o straordinario che sia, magari si è costretti ad interrompere il racconto, ad interrompere il perchè, il farò, il però ed il sarà. Si interrompe con la promessa ed il proposito di riprendere in un futuro prossimo il discorso che tanto stava filando liscio. Poi puntualmente accade qualcosa che cambia tutto il senso. Immaginate di far confusione e di raccontare ad un bambino che Cappuccetto Rosso spargeva molliche di pane per non perdersi nel bosco ed arrivati a questo punto il bambino si addormenta. Prima di coricarvi, vi ricordate che non era Cappuccetto Rosso a gettare molliche di pane a terra. Quello delle molliche era Pollicino! (Bravo il coglione, tra l'altro. Pollicino.)
Così quando la sera successiva lo stesso bambino vi chiederà che fine potesse mai fare una cretina che segna la strada con le molliche di pane voi dovrete non solo spiegargli che vi eravate sbagliati, ma dovrete per forza parlargli del Lupo, della Nonna e ormai anche di Pollicino e del cacciatore e degli uccellini e dei fratelli di Pollicino e all'improvviso non ne avete più voglia.
Più o meno lo stesso accade nella vita reale e dato che i "colpi di scena" generalmente tendono ad essere negativi e quindi a distruggere i farò, i però, i perchè ed i sarà .. allora l'azione di spiegare da capo, di raccontare l'attimo esatto in cui le cose sono cambiate, di analizzare di nuovo tutto sotto quella nuova luce, diventa straziante, più che piacevole.

Riassunto delle puntate precedenti. Ricordi quanto ti avevo detto? Dimenticalo. E' tutto nuovo, tutto più lungo e complesso.

Poi si sa, certi bambini sono proprio curiosi e vogliono per forza che gli si racconti di cosa effettivamente tratti Cappuccetto Rosso, di cosa invece narra Pollicino, del perchè s'è fatta confusione, di come ci si è accorti dell'errore, se alla fine vissero tutti felici e contenti o più realisticamente, di che morte si deve morire.

giovedì 16 luglio 2009

Pareidolia


La Pareidolia è un affascinante esperienza che tutti nella vita abbiamo provato, proviamo e proveremo. Talvolta la pareidolia è oggetto di ironia per quanto buffa possa essere, altre volte è oggetto di scherno per quanto buffi si rendono gli individui ingannati da questa.

Dicesi Pareidolia infatti, quel fenomeno per il quale il nostro cervello riconduce delle forme assolutamente astratte e casuali in forme note. Il caso più famoso di pareidolia, tanto per citare un esempio chiarificatore, è il "Volto su Marte". Nient'altro che una formazione rocciosa che, con la giusta illuminazione sembra un viso umano. Per molti questa è una prova dell'esistenza, almeno in passato, di forme di vita su Marte. Mentre siamo distesi su un prato o in riva al mare a guardare stancamente passare le nuvole, riconoscendo talora un cavallo, una pipa, un drago, stiamo giocando con le paraidolie. La pareidiolia sarebbe anche la spiegazione ai tanti volti di Gesù, Padre Pio, Madonnine e parentado vario che appaiono di tanto in tanto su muri o sulle vetrate dei nostri palazzi. Quella fantasma che ci seguiva e che poi è scomparso all'improvviso non è null'altro che paraidolia magari anche causata da una poco corretta percezione della nostra visione periferica. Non vi capita mai di girare soli per casa ed avere l'impressione per un attimo di veder qualcuno? Un impressione così netta da dover per forza andare a controllare? Come tutte le cose terrene, la paraidolia si può fotografare e spesso è proprio nell'istante di una foto che viene catturata la piega di un vestito, la forma di una nuvola, uno sbuffo di polvere tanto poi da ritrovarci quella foto nelle mani (e negli schermi) di Giacobbo (Voyager) o di Ruggeri (Mistero). C'è il Papa al rogo, c'è un barbuto Gesù che altro non è che un bambinetto in braccio a suo padre. Prestate buona attenzione al volto. Questa foto è così rovinata che sembrerebbe rappresentare non una famiglia bensì il volto stesso. Sembrerebbe che il fotografo ha scelto un profilo come soggetto principale, e invece no. L'occhio di "Gesù" è il viso del bambinetto vestito di bianco (che ha un cappuccio) mentre il naso è semplicemente il braccino destro dello stesso bimbino biancovestito.
Barba e capelli altro non sono che un indefinito mix di disfacimento della carta fotografica, arbusti e pessima qualità della tecnologia dei bei tempi andati. La paraidolia poi può anche essere ACUSTICA. Anche in questo caso c'è scemo e più scemo. Vi è mai capitato di canticchiare una canzone (anche italiana, perchè no) e poi scoprire che in effetti le parole non erano proprio quelle? Capitato mai di farvi grasse risate ascoltando una canzone straniera perchè qualche parola sembra essere nel vostro dialetto locale? Questo era "scemo". Poi c'è "Più Scemo" che invece sostiene di sentire voci dei trapassati nelle confuse trasmissioni ad onde medie e corte o addirittura nel rumore di una penna che sfrega su una superficie ruvida. Questo fenomeno chiamato "Metafonia" (o psicofonia) addirittura si avvale di registrazioni fatte girare al contrario, dove canzoni o addirittura spot pubblicitari sarebbero forieri di messaggi di gente morta che vuol comunicare con i propri familiari. Poi, in via del tutto personale penso che esista una terza che definirei "circostanziale" ossia quando ci sono una serie di avvenimenti che sei portato ad interpretare nella maniera più ovvia e invece è tutt'altro. Se il cielo è grigio e si sentono tuoni in lontananza quando ci cade una goccia d'acqua in testa pensiamo che stia cominciando a piovere. Tutti lo penserebbero, e invece è solo la signora del piano di sopra che ha steso i panni ad asciugare.

sabato 4 luglio 2009

Chi Vive Sperando ....

.... Muore cagando. Questo è un aforisma di tal Carl William Brown che credo voglia lasciar intendere che chi spera troppo, non fa proprio una bella fine. Non una fine gloriosa, insomma. Lasciate che io dissenta.

PUNTO PRIMO: Cagare, nella maggior parte dei casi, è alquanto piacevole in quanto la "zona di passaggio" ha molte terminazioni nervose. Poi se stai poco bene e sei di sciolta, t'ha detto male, se sei invece troppo intasato e ti liberi in una sola seduta, t'ha detto peggio.
PUNTO SECONDO: Tutti moriamo cagando. Con la morte i tessuti muscolari si rilassano e quindi non solo ci caghiamo addosso, ma ci scompisciamo anche.

Se invece analizzo quello che era l'intento di Sir Carl William Brown, ossia quello di sminuire "la speranza", allora non posso eccepire nulla. Trovo il costruire i così detti "Castelli in Aria" attività molto affine allo sperare. Sognando ad occhi aperti si inventano situazioni, parole discorsi. Si studiano mosse e contromosse come in una partita di scacchi. I vecchi cultori del basic lo chiamerebbero "IF THEN ELSE": "se, allora, altrimenti". Se la situazione si svolge così (if x=y) allora io mi comporto cosà (then) altrimenti faccio in quest'altra maniera ancora (else).
Poi, però, la situazione prevista, paventata, progettata non si avvera o si svolge in maniera completamente differente da quanto si potesse immaginare, mandando a puttane l'algoritmo (beato lui, almeno qualcosa combina), o addirittura lasciandolo non testato, nel dubbio.
Il "bello" (si fa per dire) è che in questi sogni ad occhi aperti non è detto che tutto debba per forza piovere dal cielo. Un vecchio saggio, un retore greco, riferendosi al gioco del LOTTO (che sarebbe stato inventato millenni dopo) era solito dire: "Chi non gioca, non vince". Il sognatore ad occhi aperti, gioca anche, o meglio, cerca di giocare, fa quello che è in suo potere. Magari si fa 3Km a piedi per recarsi al banco del lotto più vicino e scoprire che s'è inceppato il terminale. La settimana dopo invece manca la corrente elettrica, quella ancora successiva il banco è chiuso per lutto e così via. E' scontato dire che anche cambiando banco lotto, il sognatore si troverà davanti ad ostacoli non propriamente dipendenti dalla sua volontà. I pignoli potrebbero invitare lo sfortunato "non giocatore" a recarsi in pellegrinaggio a Roma, alla sede centrale del lotto e di mettere i soldi della giocata direttamente in mano al bambino che estrae le palle (truccate) con i numeri ed io a questi rispondo "Che cazzo! Perché devo essere SEMPRE io il << figlio di puttana >> ?" (inteso come oggetto di sfortuna, scherno e discriminazioni).

domenica 28 giugno 2009

La prossima volta

« "Sig. Wilder, sono Derek Malcolm del Guardian. Sono qui per l'intervista!"
Dal bagno: "Entri! Entri! Non si preoccupi, riesco benissimo a tenere a bada due stronzi contemporaneamente…" »

(Billy Wilder alle prese con un giornalista)

La "prossima volta" spesso non capiterà mai o capiterà ad una distanza di tempo relativamente lunga che non sarà "LA prossima volta". L'Esprit de l'escalier è quando ti manca la prontezza di riflessi di insultare la mamma di colui che ti ha appena insultato la sorella. Ti riprometti che la prossima volta che danno della mignotta a tua sorella, ribadirai che "poco male, dato che tua madre e una zoccola". Inizi a vivere sperando che qualcuno dia della puttana a tua sorella e forse inizi a fare in modo che qualcuno lo faccia. L'Esprit de l'escalier è quindi quando in ritardo ci piomba in testa la risposta pungente ad una provocazione.
Suppongo che lo stesso valga anche per situazioni civili, di due persone che si parlano amichevolmente ed una delle due ha qualcosa da dire che reputa importante ma non ce la fa per tatto, per riservatezza, per timidezza o similia. Così, dopo un "ciao" "ciao" l'incontro casuale è finito e rimangono cose non dette. Più tardi, sulle scale*, ci balzano in testa tante frasi che avrebbero potuto introdurre all'argomento "scottante" o che l'avrebbero reso un po meno gravoso, vista la propria introversione, e si pensa alla "prossima volta". Arriverà questa prossima volta? Difficile. La frase giunta sulle scale*, avrà dopo tanto tempo la stessa efficacia? Difficile. Il tempo guasta le medicine e guasta le frasi.

L'Esprit de l'escalier è quel colpo di genio (esprit=ingegno, intelletto) che ci coglie sulle scale (escallier=scala) ed è troppo tardi per usarla. Sulla scala? Ma che cazzo?!
L'unica ipotesi che posso fare è che magari, che tua sorella è una mignotta te l'hanno detto in casa e mentre poi, (dopo ore ed ore di frustrazione per non aver trovato una risposta piccata) sei sulle scale ancora assorto nei pensieri ossessivi, ormai fuori dalla porta allora ti sovviene: "MA E' BEN PIU' CARA LA TROIA DI TUA MADRE" pronunciato ad alta voce.

Forse nel secondo caso, quello delle pacate e brevi conversazioni, il mancato spunto risolutore potrebbe chiamarsi L'Esprit du Lit o anche L'Esprit de la Nuit