... E' una forma meno invalidante del disturbo bipolare ed è caratterizzata da periodi alternanti di depressione e di ipomania. Ci sono dei periodi di normalità in cui l'umore è stabile, che non durano però per più di due mesi.Il ciclotimico soffre l'alternarsi di periodi di iperattività, creatività e spirito di iniziativa, con periodi di apatia, lentezza di riflessi e difficoltà nella concentrazione.Nelle fasi di ipomania si intraprendono progetti anche grandiosi affrontati con entusiasmo per poi essere abbandonati appena sopraggiunge la fase depressiva. Tuttavia la ciclotomia non è mai così grave da compromettere la vita sociale e lavorativa dell'individuo.

venerdì 6 febbraio 2009

L'altro ieri sono morto

L'altro ieri sono morto, però non ho avuto la curiosità di guardare il mio funerale. Non mi importa nulla di sapere chi piangeva e chi no, tanto ormai sono morto. Sono morto e mi hanno lasciato qua. Devono essersi scordati di me. San Pietro non ha mandato la Limousine a prendermi ed io sono rimasto qua, sulla terra a girovagare senza sapere che fare.
Tutto quello che sperimento è grande consapevolezza. Ora so che vuol dire essere morti, perché io sono morto. Non mi dispiace non essere più con i miei amici, di non poter parlare più con i miei. Non mi dispiace del dolore che la mia dipartita ha provocato loro.

No. Non mi importava assistere al mio funerale, tuttavia, la mia curiosità era la tomba. La foto, l'epitaffio. Questa mattina mi sono diretto alla cappella di famiglia. Ci siamo solo mio nonno ed io, per ora. Sono "uno di quelli". Uno che non è sopravvissuto ai propri genitori. Neanche a mia nonna.
Spero che non mi facciano troppe menate quando finalmente verranno a prendermi. Quando arriverò nell'aldilà, spero che nessuno faccia finta di essere dispiaciuto per la mia presenza.

La gente era felice un tempo, della mia presenza. Animavo la situazione. Ora che sono io un'anima e non c'è davvero anima viva in quel luogo, quel luogo sarà pieno di gente dispiaciuta per la mia presenza li.

Ora che ci penso bene, tuttavia, non so neanche perché lo spero. Non mi frega davvero nulla.

Nella cappella di famiglia, ad ogni modo, non c'era nulla. Nulla se non mio nonno, come al solito. Di girare il cimitero, che è abbastanza vasto non ne avevo voglia. O forse non ne avevo interesse. Tutto di un tratto non mi interessava neanche più sapere se mi avessero tumulato o usato come concime biologico sotto qualche appezzamento di terreno. Non mi interessa perché sono morto. Se morire vuol dire non fregarsene di nulla e di nessuno, allora morire è la cosa migliore che mi sia capitata nella vita, anche se la morte non è qualcosa che capita propriamente durante la vita.

La sindrome di Cotard una sindrome psichiatrica caratterizzata dalla convinzione illusoria di essere "morti", di avere perso tutti gli organi vitali o tutto il proprio sangue. Jules Cotard (18401889) neurologo francese, fu il primo che la descrisse chiamandola "le délire de négation" delirio di negazione in una lezione a Parigi nel 1800. Nella sua lezione Cotard descrisse una paziente Mademoiselle X (nome fittizio) che negava l'esistenza di Dio e del diavolo, parti del proprio corpo e negava la necessità di nutrirsi. Successivamente sviluppò la convinzione di essere dannata per l'eternità e che non poteva più morire di una morte naturale.

Si suppone derivi da una interruzione patologica delle fibre nervose che connettono il centro delle emozioni alle aree sensoriali. In tal modo, nulla riesce più ad avere una qualche rilevanza emotiva per il paziente, al punto che l'unico modo per spiegare razionalmente questa totale assenza di emozioni rimane quello di credere di essere morto.

Nella sindrome di Cotard vi è un delirio di negazione, vi è ansia, con tematiche ipocondriache di depersonalizzazione somatica e derealizzazione, in cui la persona crede di non aver certe cose, credono che persone care siano morte o negano di avere parti del corpo, come il fegato, il cuore, etc, oppure credono che il loro corpo si sia trasformato, pietrificato... (es. una madre che si dispera della morte del figlio nonostante la sua presenza nella stanza del colloquio). (Fonte: Wikipedia)

3 commenti:

  1. forse si, se il cervello non riesce più a connettere il centro dele emozioni a livello sensoriale vuol dire ce anche il senso di noia sparisce e così forse sparisce ogni tensione a voler fare a voler essere e forse si, forse finalmente si trova la pace, eppure non riesco a capire; più che negare se stessi bisognerebbe negare gli altri per essere morti, perchè sappiamo di essere vivi solo nel momento in cui ci dicono di esserlo reagendo a noi, boh forse mi sbaglio, non lo so, lo capirò...nn mi interessa

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